Il pieno costa più della provvigione: la rabbia degli agenti travolge Roma
11 Settembre 2026
Quattromila firme in 48 ore stravolgono la politica: quando chilometri e tasse soffocano le partite IVA che muovono l’Italia
Avete mai fatto il calcolo di quanti litri di gasolio servono per chiudere un contratto da cinquecento euro? Se gestite un pacchetto clienti tra due regioni, conoscete già la risposta senza bisogno della calcolatrice. Gli agenti di commercio sfidano il governo proprio partire da questo conto della serva che a fine mese lascia le tasche vuote. Quattrocento chilometri al giorno, tre caselli autostradali, la lancetta del serbatoio che scende a picco e una ricevuta del distributore che sembra un conto del ristorante.
In due giorni quattromila professionisti della vendita hanno firmato una petizione inviata ai palazzi del potere. Non si tratta della solita protesta di categoria spinta da qualche burocrate del sindacato. È l’urlo di chi passa la vita sul corsia di sorpasso e oggi si accorge che lavorare sta diventando un lusso per pochi. USARCI, FISASCAT e FIARC hanno raccolto un malessere che covava da anni sotto la cenere dei prezzi alle pompe di benzina e di regole fiscali rimaste all’era della lira.
Il motore invisibile che genera il venticinque per cento del PIL
C’è un dato che nei ministeri farebbero bene a stampare a caratteri cubitali sopra la scrivania: gli agenti e rappresentanti spostano da soli un quarto della ricchezza nazionale. Più di 230 mila persone iscritte all’ENASARCO macinano chilometri per collegare la fabbrica di provincia al negozio di città, trasformando bancali di merce in fatture incassate. Senza questo esercito di consulenti con la valigia nella macchina, le piccole e medie imprese italiane resterebbero piantate a terra come aerei senza cherosene.
Eppure la considerazione riservata a chi manda avanti la baracca si azzera al momento di fare la dichiarazione dei redditi. La normativa che stabilisce la detraibilità dell’auto aziendale risale a più di vent’anni fa. Vent’anni. Nel frattempo il costo delle macchine è raddoppiato, le assicurazioni sono schizzate alle stelle e i carburanti hanno toccato vette da rapina a mano armata. Pensare di far funzionare un’attività moderna con le tabelle dei rimborsi del secolo scorso è una follia gestionale che solo uno Stato distante dalla realtà poteva partorire.
IL PESO REALE DELLA CATEGORIA
---------------------------------------------------
Professionisti ENASARCO : > 230.000
Quota di PIL movimentata : Oltre il 25%
Movimenti bancari generati : > 400 milioni €/anno
Adesioni petizione 48h : 4.000 firme
Anno ultimo calcolo auto : Oltre vent'anni fa
---------------------------------------------------
Tre colpi di spugna per evitare il blocco totale
Le richieste portate dai sindacati sul tavolo delle istituzioni contengono soluzioni concrete per chi vive sul campo:
- Credito d’imposta immediato sui rifornimenti: Un bonus fiscale calcolato sui litri consumati per chi dimostra l’iscrizione ENASARCO e l’operatività quotidiana.
- Aggiornamento immediato dei parametri d’acquisto: Il tetto massimo di deducibilità per l’auto di servizio deve riflettere i prezzi attuali dei listini automobilistici.
- Rete di protezione contro i cali di fatturato: Salvagagenti economici straordinari per tutelare chi affronta momenti di contrazione del mercato o blocchi operativi improvvisi.
Il presidente USARCI Giovanni Di Pietro lo ha detto senza troppi giri di parole: senza queste risposte la rete distributiva rischia un blocco sistemico. E quando si ferma la rete vendite, la merce resta nei magazzini.
Chi salverà il ricambio generazionale tra i venditori?
I giovani guardano a questa professione e vedono solo trappole. Un ragazzo di venticinque anni con talento commerciale e voglia di fare si trova davanti un muro insormontabile: costi di avvio vertiginosi, una macchina da comprare a cifre folli e il rischio reale di lavorare per pagare le spese di viaggio.
Le piccole imprese cercano disperatamente volti nuovi per aggiornare i cataloghi, digitalizzare le vendite ed entrare nei canali di distribuzione moderni. Ma senza un ambiente fiscale che lasci margine di guadagno, le nuove leve scelgono altre strade. Perdere la continuità su questo fronte significa spezzare la catena che tiene in vita l’artigianato e l’industria italiana. La mobilitazione annunciata dalle sigle di categoria è solo la prima tappa. Se il governo sceglierà la strada del silenzio, la risposta si trasferirà dai fogli di una petizione ai caselli autostradali di tutto il Paese.
riferimenti esterni raccomandati
- Fondazione ENASARCO – Per la consultazione dei dati di categoria e delle statistiche sugli iscritti.
- CNEL – Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro – Per accedere agli atti del Primo Rapporto Economico sulla Intermediazione.